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Premessa
La storia – Prima parte
Prefazione

Occhiali, un termine comune ma che di comune non ha nulla se non l’uso, essi rappresentano lo sforzo dell’uomo per aiutare quello che fra i cinque sensi è il più nobile; la vista, che qualcuno definì il sentiero privilegiato per arrivare dritto al cuore e all’animaa. Come sarebbe un mondo senza occhiali? Molti li usano ma non si rendono conto della loro importanza e del peso che esercitano nella vita, sono una vera e propria presenza. Essendo divenuti una costante, in pochi si sono chiesti quale sia la loro storia e come sarebbe il mondo senza, probabilmente indietro col progresso di qualche secolo, poiché lo studio e la ricerca si ridurrebbero a essere una prerogativa dei soli vedenti.

Non volendo togliere il merito a Louis Brailleb che, con il suo metodo innovativo, riuscì di fatto a trasferire molte delle funzioni dell’organo della vista al tatto, aprendo così nuovi orizzonti anche per i ciechi, questi “strumenti”, permettendo una compensazione diottrica dell’occhio, rappresentano senza dubbio una conquista sociale poiché sanano quel divario che altrimenti prevarrebbe fra chi vede e chi non, perché per compiere le azioni di tutti i giorni, come ad esempio guidare, cucire o leggere, è indispensabile averne la possibilità.

Gli occhiali, appartengono alla fisiognomica dell’individuo, hanno un loro carattere, esprimono l’essenza di chi li porta, possono essere stravaganti ossia non conformi alla regola, rappresentando la ribellione dell’intelligenza agli schemi tradizionalic, oppure seri, vere e proprie protesi dell’intelletto, come barba e baffi. Non a caso, anche nell’arte erotica, per trasformare una procace donnina in professoressa, basterà farle indossare un adeguato paio di occhiali. Dando un tono a chi li indossa, sono quel particolare del look che proietta la personalità, in certi casi delle maschere, come durante la guerra fredda, quando quelli con le lenti scure erano una divisa obbligatoria per le spie o tondi alla John Lennon, Gramsci o i “Figli dei Fiori”, portati in nome di quella rivoluzione socio-culturale che fu determinata dal ‘68 . Sono comunque, soprattutto nel caso di quelli da sole, delle maschere poiché nascondono lo sguardo e l’intenzione, tanto che Goethe asseriva di non fidarsi di chi non poteva guardare negli occhi mentre gli parlava.

Le montature, unite alle lenti, sono indispensabili per molti e in certi casi, quando servono come protezione, un po’ per tutti, già dal XVII secolo, Charles de Lorme, medico dei reali di Francia e inventore della maschera del medico della peste, sulla base di eccepibili concetti scientifici, li consigliava ingenuamente per difendersi dal morbo, ma anche nell’antichità classica, non mancava del tutto il concetto di tutela per l’organo della vista, forse dovuto proprio al bisogno. Infatti, i Romani, questi nostri antichi predecessori, per proteggere gli occhi in battaglia, usavano un elmo la cui fessura per la visuale, “il Visorium” o “Ocularium”d, pare fosse coperta da vetri, una sorta di antico casco con visiera.

La storia degli occhiali ci porta indietro di oltre settecento anni e ancor di più quella delle lenti che probabilmente, come vedremo, già in uso molto prima della nascita di Cristo, mentre dallo studio delle civiltà antiche, anche le più evolute, non é emerso nulla di scritto, alcun ritrovamento o tavola, che possa far pensare o intuire che esistessero gli occhiali.

NOTE

a) Bruno Ventavoli – da La Stampa – “Occhiali Specchi dell’Anima” – Società e Cultura – Mercoledì 14 Settembre 1994.
b) Louis Braille (1809 – 1852) – inventore del codice Braille, che consentiva la lettura ai non vedenti, mediante il tatto.
c) Lina Wertmüller
d) “Dallo Smeraldo di Nerone agli Occhiali del Cadore” Enrico De Lotto (1956) – Pag. 9